Bio&Green

Le origini dell’Aloe

La pianta dell’Aloe è originaria del Nord Africa e si è diffusa successivamente nelle Americhe per opera dei conquistatori spagnoli grazie alle spedizioni di Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, a cavallo tra la fine del XV sec. e l’inizio del XVI sec., il periodo in cui fu scoperta l’America.
Il clima caldo e mitigato dal mare dell’America Centrale ha favorito dapprima la diffusione dell’Aloe in tutti i Caraibi, tra cui le isole Barbados da cui deriva il nome scientifico dell’Aloe Vera: Barbadensis.
Dopo il 1950 l’Aloe ha cominciato a diffondersi in alcuni stati degli USA come Texas, Arizona e Florida, quindi in Messico fino a espandersi in Sud America.

Dove è diffusa l’Aloe oggi?

Oggi l’Aloe è diffusa praticamente in tutti i paesi del mondo con clima temperato, inclusi i paesi del mediterraneo come Italia, Spagna e Grecia. In sostanza cresce benissimo in quei luoghi caratterizzati da tanto sole, poca pioggia e clima mite.
In Italia le regioni che si prestano maggiormente alla sua crescita spontanea sono Sardegna e Sicilia.

In India, Cina e Giappone è più radicata nella cultura, infatti è molto diffusa nella medicina tradizionale. Le maggiori produzioni a scopo commerciale si trovano in Messico e Repubblica Dominicana. Gran parte dell’Aloe commercializzata in Italia arriva proprio da queste destinazioni, ovviamente in forma liofilizzata. Dal lato qualità è senz’altro preferibile la nostra.

Da dove ha origine il nome Aloe?

Secondo gli studiosi il termine “Aloe” potrebbe derivare dall’ebraico Allal o dall’arabo Alloeh, che in entrambi i casi significa “amaro”, come difatti è il suo sapore naturale dato dalla cuticola (la parte più esterna della foglia).

Altre supposizioni fanno derivare il termine “Aloe” dal greco Alos, che significa “sostanza salata”, presumibilmente in riferimento al suo habitat marittimo.
Quel che è certo è che l’Aloe è conosciuta da millenni per le sue proprietà curative ed estetiche. Vi sono tantissime citazioni a riguardo: dai Sumeri agli Egizi, dai Greci ai Romani, dai Cinesi agli Indiani fino agli Arabi. Troviamo riferimenti persino nell’Antico Testamento e nei Vangeli.

Primi utilizzi a scopo terapeutico

La prima allusione di impiego terapeutico è dedotta dalle incisioni Sumere sulle tavolette di argilla ritrovate nel 2100 a.C. nella città sacra di Nippur, in Mesopotamia.

Gli antichi Egizi consideravano l’Aloe un autentico elisir di lunga vita, lo testimoniano le raffigurazioni dei vasi ritrovati fra le suppellettili tombali, a significare che i Faraoni desideravano averla con sé nel viaggio verso l’aldilà.
Pare che Nefertiti e Cleopatra si spalmassero unguenti a base di Aloe sul corpo per beneficiare delle proprietà cosmetiche.
La prima citazione dell’Aloe a livello terapeutico è contenuta nel prezioso Papiro di Ebers, risalente alla XVIII dinastia faraonica (1550 a.C.). Nel testo sono evidenziate le proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e lassative e, secondo il centro di egittologia biomedica dell’università di Manchester, gli egizi utilizzavano l’Aloe anche per dermatiti e irritazioni cutanee. 
Il Papiro di Ebers è un rotolo di papiro lungo 20 m e alto 20 cm acquistato dall’egittologo e romanziere tedesco Georg Ebers (a cui si deve il nome del documento) a Tebe nel 1873, in occasione di scavi archeologici. Nel papiro sono descritti rimedi curativi di ogni genere, formule magiche e prescrizioni mediche. Attualmente il papiro è custodito dalla biblioteca dell’Università di Lipsia, in Germania.

Papiro di Ebers, 1500 a.C.
La cura del corpo di Cleopatra è nota

Secondo i ricercatori del Centro di egittologia biomedica KNH della University of Manchester, gli Egizi praticavano una forma di farmacologia già molto tempo prima dei Greci e, tra le varie piante accostate alla risoluzione di patologie diverse, l’Aloe era quella preposta per le dermatiti o irritazioni cutanee di varia natura.

Tra storia e leggenda

Si narra che attorno al 350 a.C. Alessandro Magno, ferito da una freccia nemica, fosse stato unto con olio di aloe proveniente dall’isola di Socotra, situata poco al largo del Corno d’Africa e, una volta guarito, avesse deciso di conquistare l’isola per assicurarsi le proprie piantagioni della pianta miracolosa.

Il noto erbario “De materia medica”

Sull’erbario De materia medica scritto nel primo secolo d.C. dal botanico e medico greco Dioscoride di Anazarbo (40 d.C. – 90 d.C. circa), al tempo al servizio delle armate di Roma, sono descritte le proprietà astringenti purificanti, cicatrizzanti, rilassanti per l’intestino e di pulizia dello stomaco. Oggi l’erbario è conservato al British Museum di Londra.

L’Aloe raggiunge l’Europa

Ai tempi di Galeno (129 d.C. – 216 d.C.) il succo di Aloe concentrato ed essiccato, che raggiungeva l’Europa attraverso il Mar Rosso e Alessandria, entrò a far parte delle pillole “solutive” (lassative) presenti nei vari ricettari farmaceutici. In particolare si distingueva il Ricettario fiorentino, la più antica farmacopea ufficiale a noi rimasta.

De Materia Medica, Dioscoride di Anazarbo, ca. 70 d.C.
Ricettario Fiorentino. II sec. d.C.

L’Aloe sbarca in America

In America l’Aloe cominciò a diffondersi fin dalla sua scoperta, alla fine del 1400, e molto probabilmente lo si deve alla grande sensibilizzazione che aveva Cristoforo Colombo nei confronti della pianta. Nei suoi diari di bordo si legge infatti che i marinai della caravella Santa Maria erano stati curati con l’Aloe in Nord Africa e la pianta fu ribattezzata con il nome “dottore in vaso”.

L’Aloe conquista la cosmesi

Nel 1500 l’Aloe cominciò a essere utilizzata anche nel campo della cosmesi: dai saponi e i profumi a base di Aloe all’uso come lenitivo e cicatrizzante post depilazione delle donne, come confermato da “I secreti Medicinali”, il manoscritto di Magistero Guasparino da Venezia.

Il 1900, un secolo di ricerche scientifiche

Nel XX secolo diverse ricerche scientifiche confermano le proprietà benefiche dei tempi addietro e nel 1935 il dott. Collins dimostrò la sua efficacia nella cura delle dermatiti provocate dall’esposizione ai raggi X. Tale scoperta incuriosì molti scienziati, che cominciarono a studiare approfonditamente l’aloe, fino a stimolarne la forte commercializzazione dei succhi dei giorni nostri.

Nel 1959 il farmacista texano Bill Coats fece un altro grande passo avanti in direzione della reale commercializzazione dell’Aloe: scoprì come stabilizzare la polpa evitando l’ossidazione e la fermentazione.

Subito dopo il governo americano si espose dichiarando ufficialmente le proprietà benefiche e curative dell’Aloe in seno al trattamento delle ustioni. Da qui in poi gli studi accelerarono in modo significativo in tutto il mondo.

L’Aloe oggi

Dopo circa 4000 anni di utilizzo gli studi scientifici hanno confermato le proprietà benefiche e curative dell’Aloe che già si erano apprese mediante gli studi empirici dei nostri antenati.
Sebbene sia un eccellente prodotto antinfiammatorio, nutritivo e depurativo dell’organismo, oggi il mercato dell’Aloe è principalmente coinvolto nei settore della cosmesi per uso esterno. Almeno nel mondo occidentale. Vedi la crescente produzione di prodotti a base di Aloe come sciampo, balsami, oli, bagnoschiuma, latti detergenti, maschere per il viso, creme solari, dopo sole, deodoranti ecc. Non mancano ovviamente i lassativi, depurativi, nutritivi, antinfiammatori, lenitivi.
 
I paesi dell’Oriente come Cina, India e Giappone sono culturalmente più inclini all’utilizzo dell’Aloe da ingerire, più destinato a un indirizzo preventivo e curativo.
 

Secondo uno studio di qualche anno fa la dimensione del mercato globale dell’estratto di Aloe Vera è stata valutato di 1,60 miliardi di dollari nel 2018 e si è prevista una crescita annua del 7,6% fino al 2025. Molte aziende stanno investendo in ricerca e sviluppo e lanciando prodotti innovativi per ottenere un vantaggio competitivo. Una delle principali tendenze nel mercato è l’uso di estratti di Aloe Vera nelle bevande senza zucchero.

I principali mercati? India, Cina e Stati Uniti.

I maggiori produttori di Aloe a livello globale sono rispettivamente Messico, Repubblica Dominicana, Sud Africa, Cina e Costa Rica. Crescono anche le coltivazioni nei paesi europei come Spagna, Italia e Grecia, facilitati dal clima mediterraneo che possiede le condizioni ottimali per la sua coltivazione.

CREA UN ACCOUNT


I tuoi dati personali saranno utilizzati per processare il tuo ordine, ottimizzare la tua esperienza sul nostro sito oltre che per altri propositi come descritto nella nostra privacy policy.